Conche e cannate

Le conche e le cannate sono dei recipienti tradizionali che servivano a trasportare l’acqua dalle fontane alle case degli abitanti, in mancanza di acqua corrente all’interno delle abitazioni.

Ricordi d’infanzia. Foto di Riccardo Ranaldi

La conca, diffusa anche in Abruzzo e nel basso Lazio, è in rame con due manici ad ansa in ferro battuto, ha il fondo concavo e l’imboccatura larga. Ha un accentuato restringimento che le dona la caratteristica forma e che serve a meglio stabilizzarla, rendendo più difficile lo sversamento accidentale del liquido, sia in posizione statica che quando è portata. La conca era spesso corredata di un mestolo, detto coppine, con il quale si tirava fuori l’acqua.

In questo dipinto di Philippe- Jaques van Bree: Alla fontana (1832) si possono notare tre esemplari di conca: una posta nella fontana mentre si sta riempiendo d’acqua; un’altra sotto il braccio della donna seduta, in attesa di essere riempita, e sulla destra si individua una donna di spalle che porta via una conca piena, nella caratteristica posizione sopra la testa.

due cannate di diverse misure

La cannata è, invece, un vaso di terracotta con due manici ricurvi e un caratteristico beccuccio dal quale si fa fuoriuscire l’acqua (o il vino). Ad Arpino la corsa con la cannata è ormai divenuta la competizione simbolo del Gonfalone, la gara più attesa e l’unica riservata alla donne. Le concorrenti si sfidano in una gara podistica in cui dovranno correre mantenedo in equilibro sulla testa una cannata colma d’acqua che non può essere toccata con le mani pena l’esclusione. Esse inoltre devono garaggiare indossando l’abito tradizionale ciociaro.

Gonfalone competizione. Foto di Domenico Lucchetti

L’utilizzo di questi oggetti era prettamente femminile in quanto erano le donne ad occuparsi dei bisogni famigliari. Mettevano un fazzoletto arrotolato sulla testa, la spara, sul quale poggiavano le conche o le cannate, in modo da avere le braccia libere e si dirigevano quotidianamente, anche più volte al giorno, a riempirle d’acqua per i più svariati usi domestici. Sembra che proprio l’abitudine a portare questi recipienti sulla testa sia la causa di quell’elegante portamento che le donne ciociare sapevano assumere invidiabile naturalezza. Nel film La ciociara (1960) di Vittorio De Sica, si fa riferimento proprio a questo quando Cesira, interpretata da Sophia Loren, e sua figlia sono costrette a scendere dal treno e Cesira insegna alla figlia come fare con un fazzoletto una spara e quindi a poggiarci sopra la valigia da portare:

Sophia Loren (Cesira) ed Eleonora Brown in La ciociara (1960)

Ma andare alla fontana a prendere l’acqua era, nei racconti delle nostre nonne, non solo un compito da adempiere, ma anche una scusa per uscire di casa, incontrarsi con le amiche, discutere con le comari delle questioni più scottanti della vita di paese. Per le ragazze era un’occasione per incrociare lo sguardo di uno spasimante e magari scambiar con lui qualche parola. Non di rado nascevano diverbi tra le donne specie se qualcuna non rispettava il proprio turno o faceva rovesciare una conca o una cannata. Questo breve filmato in super8 degli anni Trenta, ci mostra alcune nostre concittadine raccogliere l’acqua con le conche alla Fontana delle Quattro Cannelle:

 

 

 

 

articolo a cura di A. Pantano e P. Mariniello


Per saperne di più

Conca abruzzese in https://it.wikipedia.org

Corsa con la cannata in www.ilgonfalonediarpino.it